Along came Jazz

La filosofia estetica che lo anima

Col sottofondo dell’avvolgente “Along Came Betty” – ballad di Benny Golson che per due terzi dà il nome al festival – il 1° luglio 1994 ha preso il via Along Came Jazz. Gli organizzatori di Costa della Forma puntano subito sulla ricerca, sulle commistioni inedite, non piluccate scolasticamente oltralpe o al di là dell’Atlantico. Vige un vibrante milieu culturale ricco di incroci lessicali: gli umori afroamericani (blues, free, bop, modale) convivono senza sgomitare con la scuola colta europea (cameristica, seriale, contemporanea), col folk poli-direzionale (mediterraneo, balcanico, nordeuropeo, mediorientale), coi suoni/rumori delle metropoli (rock, psichedelia, noise, punk, new wave, rap, grunge, hip hop & free styling, elettronica, manipolazioni).

Non dimenticando mai le incancellabili radici nere, il taglio avanguardista della rassegna svela immediatamente un respiro futuristico distante dal mero mainstream, puntando su gerghi multi-direzionali destinati – è tuttora un augurio – a sedimentarsi e a trasformarsi in patrimoni condivisi, non più di nicchia. Nelle serate di ACJ tracimano tourbillon dialettici pregni di impulsi liberatori, di alchimie prototipo, ora lineari e liriche, ora sghembe e asimmetriche, improbabili solo in apparenza. Esperimenti. Connubi trasversali. Minimalismo. Reiterazioni circolari. Ampi pedali. Ubriacanti andirivieni di improvvisazioni aleatorie, partiture certosine, free storico, melodie lunari prese in prestito chissà dove. E ancora, cluster aggriccianti, assolo labirintici, contrappunti, fughe mozzafiato, grappoli di note al calor bianco simili a colate laviche, cozzi armonici ai limiti del lecito, reticoli poliritmici.

            

Decine i talenti transitati ad Along Came Jazz. Ricordiamo Steve Lacy, Roscoe Mitchell, Don Byron, Mediana, David S. Ware, Maria Pia De Vito, Tim Berne, Mark Dresser, Anthony Braxton, David Tronzo, Doctor 3, Evan Parker, Antonello Salis, Han Bennink,Taylor Ho Bynum, Steve Coleman, Screaming Headless Torsos, Mary Halvorson, Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia, Richard Galliano, Enrico Rava, Pino Minafra.

Da non dimenticare il progetto “Oltre Napoli, la notte”, una co-produzione (Costa della Forma, CNA, Rai Radio 3) presentata in “prima” ad ACJ il 7 luglio 1996, realizzato da un combo diretto da Bruno Tommaso (autore del repertorio), con Gianluigi Trovesi, Pino Minafra, Maria Pia De Vito, Enzo Pietropaoli, Fulvio Maras e undici archi della Scuola di Testaccio. Nel 2000, ne è scaturito un compact targato Dischi della Quercia, inciso negli studi Rai di Roma.

Pensando a Duke Ellington, secondo il quale “la musica si divide in buona e cattiva, non in generi”, ACJ ha contemplato pure spunti idiomatici extraterritoriali altrettanto validi, poco (o nulla) imparentati col jazz: Cristina Donà, John De Leo, Gianmaria Testa, Elena Ledda, Avion Travel, Tenores di Bitti, Trillo (Sparagna-Rizzo-Galeazzi).

           

Nonostante la stima degli esperti – non solo nazionali – e la messa in onda da parte di Rai Radio 3 delle registrazioni integrali di gran parte dei concerti dal 1994 in su, ACJ ha chiuso i battenti dopo l’edizione 2009 (la quindicesima) per via dello scarso interesse delle coeve forze politiche.

Gli anni dal 2010 al 2015, sono stati sabbatici. Il merito della ripresa, estate 2016, va alla Società Terme Acque Albule S.p.A. e alla generosità (e all’acume) del Presidente Giovanni Mantovani, che hanno ridato ossigeno ad Along Came Jazz. Nel biennio 2016-2017 hanno calcato i nostri palchi pezzi da novanta come Liberty Ellman, Ada Montellanico, Steve Lehman, Franco D’Andrea, Caterina Palazzi, Ches Smith, Paoli/Rea, Craig Taborn, Aires Tango, Roots Magic, Rita Marcotulli.

Il prossimo luglio, scatterà Along Came Jazz 2018, diciottesima puntata della serie, prodotto interamente da Acque Albule – Terme di Roma, con la direzione artistica e l’organizzazione dell’associazione Costa della Forma.